La Nazione, Il Resto del Carlino, Il Giorno
Mercoledì 23 settembre 1998
 
ALLA SCALA PRESENTATO UN LEGGIO RIVOLUZIONARIO:
SUL DISPLAY CON LE NOTE ANCHE LE INDICAZIONI DEL DIRETTORE D’ORCHESTRA
La musica corre sul monitor, ecco lo spartito elettronico
 
  MILANO – Anno duemila e qualcosa. Un teatro, un auditorium qualsiasi. Direttore e orchestra in maniche di camicia. Si prova una sinfonia qualunque. "Signori, i corni non sono a tempo… più graduale il rallentando. Riprendiamo dalla battitura venticinque. regolate i vostri monitor". Il futuro è vicino, anzi è già qui, non più saliva sul dito e voltar di pagine, né fruscio di partiture e spartiti. Anche il romantico leggio con la lira di ottone può finire nei negozi di chincaglierie. Fra poco.
È nato il leggio elettronico  davanti, i professori d’orchestra non avranno più  i gualciti fogli pieni di annotazioni, fitti dei segni di chi li ha studiati e sofferti prima, ma piccoli monitor. Il computer è entrato nel golfo mistico. Il videoprocessore s’è infilato tra  violini, oboe e fagotti.
Che cos’è un leggio elettronico? È appunto un display come quelli che adornano le scrivanie dei nostri uffici e delle nostre case, su cui le note scorrono – non è esattamente così, ma semplifichiamo- in sincrono con l’esecuzione della musica, battuta per battuta, frase per frase, senza però perdere la visione completa della pagina.
Per gli orchestrali, che leggono solo la loro "parte", la comodità è intuibile. Ma più interessante e importante è il leggio elettronico del direttore, cui gli altri sono collegati: non soltanto una partitura limpida da leggere, ma lo schermo che visualizza un vero e proprio programma dal quale riversare sui monitor periferici (in orchestra) ogni seno d’espressione, ogni "arcata", ogni indicazione di tempo che contribuisce a fare di un’esecuzione un’interpretazione a sé, firmata. Invece che con carta e matite colorate, il maestro deciderà elettronicamente tutta la parte nascosta dell’iceberg che si chiama concertazione, la fisserà sul Compact Disc e con questo lavorerà insieme ai professori d’orchestra.
Il leggio elettronico è insomma un ulteriore colpo mortale al foglio di carta. Gli archivi di teatri e orchestre potranno attingere tutto il materiale necessario a un’esecuzione dall’archivio elettronico della casa editrice. La rivoluzione è evidente. Ma ci sono altre conseguenze. Il direttore, dopo aver studiato la partitura a casa, potrebbe anche distribuire il Cd con le sue annotazioni per mandare avanti il lavoro in sua assenza. I professori potranno gestirsi le prove con più ampia autonomia, forse anche senza bacchetta.
Karajan, si sa, usava spesso far scaldare l’orchestra da un fido maestro sostituto. Poi raccoglieva la fila dell’interpretazione e, in pubblico, la magia delle sue mani e dei suoi occhi chiusi, senza musica davanti, metteva tutto a posto.
Oggi Riccardo Muti ha mostrato il suo interesse per la novità.
Un brevetto così radicale, (non l’unico, ma il più avanzato al mondo) è frutto del genio italico, anche se ha un nome internazionale: Moods è nato all’Università di Firenze, Dipartimento di Sistemi e Informatica , coordinato da Paolo Nesi  e sostenuto dall’Unione Europea. Ma un apporto decisivo è venuto dal Prof. Fabio Uccelli, docente all’Università di Pisa, fisico e musicista.
Il Moods è stato presentato ieri alla Scala, che è parte del progetto assieme a casa Ricordi, alla veneziana Shylock (software) e alla spezzina Elsel, pronta a produrre l’hardware (video e computer) dalla metà del ’99. Alla Scala giovani musicisti della scuola di Fiesole hanno suonato Mozart, Vivaldi e Verdi leggendoli su Moods. La porta sul futuro è almeno socchiusa.
(Carlo Maria Cella)